By 4 Dicembre 2014 2 Comments

La comunicazione emotiva: come insegnarla ai bambini

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Nella nostra società siamo abituati a valorizzare molto la dimensione del “fare”, piuttosto a quella dell’ “essere”, della prestazione, rispetto al sentimento e tale atteggiamento di base si riflette anche nel modo in cui comunichiamo.

Possiamo provare a introdurre la variabile “emozione” all’interno delle nostre comunicazioni, senza temere di venirne travolti , come se parlassimo di un cavallo impazzito da dover domare?
La risposta è SI’!

L’emozione è sempre un segnale, un utile alleato da saper riconoscere ed utilizzare per rendere le nostre comunicazioni più efficaci.

Ogni emozione porta con sé tre componenti: fisiologica (sensazioni fisiche connesse all’attivazione dell’organismo), cognitiva (pensieri connessi a ciò che stiamo provando), comportamentale (spinta all’azione).

Ad esempio, l’ansia per una prova da sostenere può essere costituita da sensazioni fisiche come tachicardia, sudorazione, tremore (frutto del rilascio di adrenalina nell’organismo), pensieri del tipo “non ce la farò mai” (frutto di una interpretazione cognitiva catastrofica dell’evento), impulso ad evitare la prova (spinta all’azione conseguente all’interpretazione cognitiva).

Imparare a conoscere come funziona un’emozione è il primo passo per poi decidere di:
a)non vederla più come qualcosa di pericoloso, bensì come una carica di energia da utilizzare.
b)comprendere come, per esempio, al variare del modo in cui interpretiamo la situazione, variano le reazioni fisiche nell’organismo e le spinte all’azione.

Per spiegare meglio tale concetto vi invito a pensare all’emozione come ad un segnale rispetto ad una mèta.
La felicità ci segnala che ci stiamo avvicinando alla mèta, la rabbia che qualcuno o qualcosa ci impedisce di raggiungerla, la tristezza che non possiamo raggiungerla ecc..
L’emozione ci dice quindi qualcosa di noi rispetto ad un nostro obiettivo o rispetto all’altro.

Dovremmo imparare ad utilizzare le emozioni come potenti alleati e invece di temerle o cercare di rimuoverle, utilizzare il segnale che ci inviano per meglio indirizzare la nostra comunicazione.

La differenza fra una buona o cattiva gestione delle emozioni, sta nel modo in cui poi, una volta compreso il loro valore di segnale, scegliamo di comunicarle.

La comunicazione emotiva consiste proprio nell’insieme di abilità che permettono ad un individuo di essere consapevole delle proprie emozioni e di utilizzarle in modo funzionale nella relazione con l’altro.

Con i bambini, in particolare, è fondamentale essere degli allenatori emotivi, ossia, abituarli al continuo riconoscimento delle emozioni e alla loro utilizzazione.

Utilizzazione non significa per forza comunicare ciò che stiamo provando all’altro, utilizzazione può anche significare comunicare a noi stessi il significato di ciò che avvertiamo, ad esempio dicendoci: “la mia rabbia mi sta facendo capire che desidero arrivare proprio lì, ma c’è un ostacolo”.

Per insegnare la comunicazione emotiva ai bambini è necessario porsi come modello, essere cioè i primi ad amare le nostre emozioni, smettendo di etichettarle come “buone” o “cattive” a favore di una più utile distinzione fra ben gestite o mal gestite.
Tutte le emozioni infatti, essendo preziosi segnali, sono utili, è la loro gestione che può essere più o meno funzionale.

Come adulti possiamo insegnare ai bambini a dare un nome a ciò che stanno provando, aiutandoli a stabilire una connessione fra un evento scatenante ed una reazione emotiva.
E’ fondamentale trasmettere al bambino l’assoluta accettazione dell’emozione che sta provando, legittimandola, ma al contempo aiutarlo a trovare il modo migliore per canalizzarla e gestirla.

Il bambino non è mai sbagliato, né tantomeno può esserlo il sentimento che sta provando, è il comportamento che può essere sbagliato.

L’ascolto attivo è il presupposto per ogni buona comunicazione, solo se ascoltiamo davvero il nostro bambino, potremo essere in grado di aiutarlo a dare un nome a ciò che prova, senza rischiare di decidere noi cosa sta provando.

Quando un adulto e un bambino conversano insieme, non c’è da una parte un adulto intelligente, equilibrato, assennato, capace di un pensiero logico e dall’altra parte un bambino sprovveduto, incapace di capire, rigido nelle sue concezioni ed egocentrico, ma due persone che, indipendentemente dalla loro età, sono intelligenti o sciocche, rigide o disponibili al dialogo e alla comprensione”. [TILDE GIANI GALLINO su “Psicologia contemporanea”]

Articolo a cura della Dr.ssa Francesca Poggiali
Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

sito web: www.francescapoggiali.it

About the Author:

Dal 2010 sto riscoprendo la mia città dal punto di vista dei bambini e delle famiglie e, non ultimo, sto imparando il mestiere di mamma, tra gioie ed impazzimenti. Sono blogger, copywriter e social media manager freelance. Mi nutro di storie, sogni, sorrisi e...una buona dose quotidiana di zuccheri!

2 Comments on "La comunicazione emotiva: come insegnarla ai bambini"

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  1. Lia ha detto:

    Interessante. Come ci si allena a riconoscere la funzione e la natura delle ns emozioni e a insegnarlo ai ns figli..

  2. Francesca ha detto:

    Sono contenta che sia utile! Le emozioni sono un linguaggio prezioso…

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