buzzoole code
By 16 ottobre 2017 0 Comments

Sarò un buon genitore? L’istinto genitoriale e la costruzione della relazione con il bambino

Mi sento spesso rivolgere le seguenti domande:

Esiste l’istinto materno o paterno?
Mi posso affidare al mio istinto nel prendermi cura di mio figlio?
Se non riconosco in me questo istinto, sarò un buon genitore?

Comprendo la rilevanza di tali domande e, nella mia esperienza professionale, i genitori che sentono di avere un istinto che li sostenga e li indirizzi nel rapporto con il proprio figlio e negli aspetti pratici del prendersi cura del neonato, sono generalmente persone che vivono con meno ansia e preoccupazione il ruolo del genitore e hanno meno a che fare con il senso d’inadeguatezza e disorientamento.

Ma non tutti scoprono in sé questo istinto. Allora che fare?

Gregory Bateson, nella sua famosissima opera Verso un’ecologia della mente, scriveva:

[…] l’“istinto” in realtà non spiega niente.
È una specie di accordo convenzionale tra gli scienziati
perché a un certo punto si smetta di cercar di spiegare le cose.

tratto da I Metaloghi – Che cos’è un istinto?

Prendendo spunto da questo, proviamo ad andare al di là del concetto d’istinto e del classico interrogativo sulla sua esistenza o meno e proviamo a immaginare un’alternativa che aiuti e sostenga tutti i genitori nel rapporto con i propri figli.

Dall’istinto materno/paterno alla costruzione della propria genitorialità

Il ruolo genitoriale si costruisce a partire dalla propria esperienza e dalla propria identità personale e di coppia, nonché dalle caratteristiche del bambino che nasce; a mio parere, quindi, risulta più proficuo riflettere sul concetto d’identità genitoriale, che quindi prescinde dal modo nel quale si sta diventando genitori, che sia attraverso una gravidanza fisiologica, un percorso di PMA o un’adozione. Ecco allora alcune domande che ci possono essere d’aiuto:

Che genitore sono?
Che genitore vorrei essere?
In che modo sto conoscendo mio figlio?
In che modo il mio compagno/compagna può essermi di sostegno
in questo processo di conoscenza?

Per costruire la propria genitorialità e quindi una buona relazione con il bambino, è importante investire tempo, risorse ed energie al fine di rispondere ai suoi bisogni di accudimento, affetto e protezione, senza dimenticare che un figlio non è solamente un contenitore di bisogni da soddisfare, ma anche una persona costantemente impegnata a comprendere il mondo che lo circonda e a costruire una propria identità e un modo di stare con gli altri, in un processo circolare di conoscenza e definizione con i propri genitori.
Una buona relazione con il bambino passa attraverso la fiducia in lui e nelle sue capacità, il riconoscimento e il contenimento dei suoi stati emotivi, facendo attenzione a non far ricadere su di lui/lei i sentimenti complessi e di difficile gestione del genitore stesso. In sostanza, è importante che il bambino senta che il mondo è un luogo accogliente e interessante nel quale c’è uno spazio per lui/lei e il suo contributo è importante.

Buon lavoro!

Dott.ssa Monia Giannecchini
Psicologa – Psicoterapeuta
giannecchini@studiopsicoterapiafirenze.it
www.studiopsicoterapiafirenze.it

About the Author:

Lavoro nell’ambito della psicologia perinatale, strutturando percorsi di sostegno alla genitorialità, corsi di accompagnamento alla nascita, gruppi di rielaborazione dell’esperienza di parto e lavoro per il sostegno della donna in gravidanza, della coppia e della genitorialità.

Post a Comment

buzzoole code