By 8 Ottobre 2013 0 Comments

Portare in fascia: i consigli della Scuola del Portare

L’arte del portare i bambini in fascia spiegata da due consulenti della Scuola del Portare dell’area fiorentina Camilla Mucé e Veronica Costa, ecco il loro guest post:

Dal 7 al 13 ottobre 2013 ricorre la settimana internazionale del BabyWearing, ovvero della curiosa (alternativa? stravagante?) pratica di portarsi addosso i propri figli.
Invero, tanto alternativa ormai non lo è più: portano i politici, gli attori, i personaggi famosi…e addirittura la Barbie! Ma cerchiamo di rispondere alla domanda più comune che viene posta sul portare ovvero:

“Portarsi i bambini addosso, ma perché? Con tante opzioni che ci sono oggigiorno…”

Perché è comodo: per i genitori perché non ingombra, lascia le mani libere a chi porta, tiene il bambino aderente al corpo del genitore senza la sgradevole sensazione di sbilanciamento e disequilibrio che invece provoca il marsupio tradizionale.
Per i bambini perché rispetta la loro posizione ideale, la curvatura naturale della schiena, perché li dondola e li culla al passo di mamma e papà…e perché, portati ad altezza di adulto si evitano di respirare un sacco di gas di scarico!

Perché risponde ai bisogni dei bambini: la fascia, se ben usata, ricrea un ambiente molto simile a quello intrauterino. I suoni e le luci sono attutiti così come gli sbalzi termici, il corpo del bambino viene stimolato in modo uniforme dal tessuto come faceva il liquido amniotico, si sentono chiari il battito cardiaco e la voce dei genitori, si può accucciarsi nel loro odore familiare, dondolarsi al ritmo del loro camminare. Ed i bimbi han bisogno proprio di questo: un passaggio graduale dal pancione al mondo, che rispetti i loro tempi di adattamento e che li conforti attraverso il contatto con i genitori. Una “base sicura” su cui costruire la propria adeguatezza e la futura indipendenza.

Perché risponde ai bisogni dei genitori: portare il proprio bimbo in fascia rafforza la serenità dei neo-genitori perché bimbi portati piangono meno. I genitori si sentono sicuri potendo tenere il loro piccolo sempre sotto controllo senza dover rinunciare alle cose da fare: uscire, far vita sociale…in alcuni casi addirittura lavorare! Perché la fascia diviene una risorsa in più per coccolare, calmare, comunicare.

Perché è fisiologico: va di moda questa parola “fisiologico”, ma che vuol dire esattamente? Vuol dire che rispetta la natura di portato e portatore. L’uomo ha caratteristiche anatomiche (le anche aperte, la cifosi naturale della schiena e la curvatura delle tibie che dà alle gambe del neonato la caratteristica forma a “O” ) e riflessi neonatali (il grasping palmare e plantare, che allo sfiorare del palmo o della pianta del piede provoca l’energica chiusura delle dita, che serviva per aggrapparsi alla mamma; il riflesso di Moro, che in caso di spavento o di sensazione di cadere nel vuoto, attiva il pianto per richiamare la madre e un movimento involontario di braccia e gambe come per aggrapparsi) che lo definiscono un mammifero “portato attivo” ovvero un cucciolo che per nutrirsi, crescere bene, stare al sicuro, sa aggrapparsi e arreggersi alla madre che lo porta. Il vantaggio di una pratica fisiologica è che vengono ottimizzati lo sviluppo psico-motorio (attraverso la lettura dei movimenti di chi porta, la ripetitività e ritmicità degli stimoli motori passivi e la presenza costante della voce dei genitori), lo sviluppo della funzione vestibolare (ancora adeguandosi ai movimenio di chi lo porta, il bambino assumendo diverse posizioni allenando così il proprio equilibrio), lo sviluppo delle capacità psico-sociali (il bambino portato partecipa alle attività sociali quotidiane della madre) e la relazione d’affetto.
Il dondolio ed il contatto diminuiscono la frequenza del pianto, favoriscono il funzionamento dell’apparato gastrointestinale, la portata cardiaca e la respirazione, allontanano il pericolo di congestione polmonare, stimolano la circolazione ed il tono muscolare, agevolano l’allattamento al seno e aiutano nella regolarità del ritmo sonno-veglia. Come Natura crea…


“E allora…perché proprio la fascia? “

Perché è uno strumento estremamente adattabile, versatile, uterino. Con la fascia si possono portare i bambini dalla nascita a tutti i primi anni di vita semplicemente cambiando legatura e posizione: insomma un investimento davvero duraturo, come pochi lo sono nel mondo dell’infanzia.
La fascia ben usata scarica il peso del bimbo egregiamente ed in maniera equilibrata, rispetta la fisiologia del neonato, lo rassicura, definisce i suoi confini. Il dondolio ed il contatto diminuiscono la frequenza del pianto, favoriscono il funzionamento dell’apparato gastrointestinale, la portata cardiaca e la respirazione, allontanano il pericolo di congestione polmonare, stimolano la circolazione ed il tono muscolare, agevolano l’allattamento al seno e aiutano nella regolarità del ritmo sonno-veglia.

“Ed i marsupi?”

Bisogna fare attenzione che siano marsupi ergonomici. Non tutti i marsupi infatti rispettano la fisiologia del neonato, lasciandolo “appeso” e con la schiena inarcata all’indietro, invece di assecondarne la cifosi naturale, che è la condizione migliore per lo sviluppo muscolare. In quella posizione innaturale le anche rimangono chiuse favorendo il comparire di patologie come la displasia neonatale. Perché non rispettano neppure la fisiologia di chi porta scaricando totalmente su punti sensibili come il trapezio e offrendo una posizione sbilanciata rispetto al proprio baricentro. La vera “regina” del portare è la fascia!

Convinti? Adesso alcune raccomandazioni per chi porta o vuole portare perché portare è un valore aggiunto nella relazione bambino-genitore, ma va fatto in SICUREZZA:

  • Usare supporti (fasce, me tai, marsupi ergonomici, ecc) garantiti e testati per la resistenza delle cuciture e dei tessuti, e certificati per la provenienza dei filati e per le colorazioni usate (che devono essere privi di metalli, atossiche, resistenti e non scoloranti a prova di “ciucciata”.Le certificazioni internazionali di riferimento sono oekotex e oekotest);
  • Usare supporti e legature adatti all’età del bambino, al suo sviluppo e alle sue esigenze; idonei alle peculiarità fisiche e ad eventuali problemi di salute del portatore (cervicale, dolori alle spalle, dolori in zona lombare) e calibrati sulle esigenze della specifica coppia bambino-genitore.

Il nostro consiglio è: non improvvisatevi in questo campo, ma chiedete consiglio a qualcuno di esperto!

Se siete interessati al BabyWearing e volete saperne di più potete contattarci senza impegno:
Camilla Mucè – 3382197085, camilla.muce@gmail.com
Veronica Costa – 3495889362 purocontatto@gmail.com

Autrici dell’articolo:

Camilla Mucè e Veronica Costa sono consulenti di zona della Scuola del Portare (Roma – www.scuoladelportare.it), trovate i loro contatti in fondo all’articolo.

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About the Author:

Dal 2010 sto riscoprendo la mia città dal punto di vista dei bambini e delle famiglie e, non ultimo, sto imparando il mestiere di mamma, tra gioie ed impazzimenti. Sono blogger, copywriter e social media manager freelance. Mi nutro di storie, sogni, sorrisi e...una buona dose quotidiana di zuccheri!

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